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Risarcimento lavoro eccessivo sentenze

Risarcimento per stress da lavoro eccessivo: 3 sentenze significative

Risarcimento stress lavoro eccessivo: sentenzeCi sono le condizioni per il risarcimento per stress da lavoro eccessivo quando la condizione lavorativa supera i limiti fissati dall’orario di lavoro e da ciò derivi un danno alla salute del lavoratore. Al riguardo, negli anni si sono succedute diverse sentenze.

Come queste 3, emanate dalla Quarta sezione lavoro della Corte di cassazione, che possono essere considerate le più significative in materia.

1. Sentenza n. 13741 del 2000

“Poiché nella nozione di causa violenta rientra anche lo stress emotivo ricollegabile al lavoro svolto, si deve ritenere infortunio sul lavoro quello che ha provocato la morte di un soggetto con cardiopatia preesistente per effetto dell’usura e dello stress”.

Questa è una delle sentenze più importanti per quanto riguarda il risarcimento per stress da lavoro eccessivo: al di là del caso specifico (l’infarto), stabilisce che c’è una precisa relazione tra lo stress patito sul luogo di lavoro e determinate conseguenze che si originano da tale stress.

2. Sentenza n. 26231 del 2009

“Un infarto, anche in soggetto già sofferente di cuore ed iperteso, può costituire infortunio sul lavoro, ma occorre la prova che tale evento, normalmente ascrivibile a causa naturale, sia stato causato o concausato da uno sforzo, ovvero dalla necessità di vincere una resistenza inconsueta o un accadimento verificatosi nell’ambito del lavoro il quale abbia richiesto un impegno eccedente la normale adattabilità e tollerabilità”.

La seconda sentenza si ricollega alla prima non soltanto per il fatto specifico ma perché chiarisce un punto fondamentale: il collegamento tra lo stress subito sul luogo di lavoro e un infortunio (in senso generale) deve essere provato in maniera incontrovertibile.

3. Sentenza n. 18278 del 2010

“Se pure al datore di lavoro faccia capo la facoltà di predisporre […] norme interne di regolamentazione attinenti all’organizzazione del lavoro nell’impresa”, occorre che “il suo esercizio sia effettivamente funzionale alle esigenze – tecniche, organizzative e produttive – dell’azienda, e comunque non si traduca in una condotta che possa risultare pregiudizievole per l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori d’opera”.

La terza sentenza stabilisce un preciso obbligo per il datore di lavoro: pur nella facoltà di organizzare spazi e tempi di lavoro in base alle esigenze dell’azienda, questo non deve ledere la salute psicofisica dei suoi dipendenti.

Fonte immagine: flickr.com/photos/joegratz




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