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Learning by Evolving: diventare apprendisti perenni

25 Settembre 2026
Learning by Evolving: diventare apprendisti perenni

Una frase di Domenico De Masi che, quasi quarant’anni dopo, mi sembra più attuale che mai

Mi sono laureato in Psicologia alla Sapienza nel 1986. Eravamo ancora pochi, e quelli che guardavano al mondo del lavoro ancora meno: occuparsi di organizzazioni sembrava, a molti colleghi, una scelta eccentrica. A me pareva l’unica sensata. Volevo capire come aiutare le persone a stare meglio nel proprio lavoro e a trovare un senso in ciò che facevano ogni giorno. Dietro quella scelta c’era anche una ragione molto personale, di cui forse un giorno scriverò.

Qualche anno dopo, durante il Master in Psicologia delle Organizzazioni, ebbi la fortuna di conoscere da vicino Domenico De Masi. C’era una frase che era solito dire, e che gli sentii ripetere durante una pausa, mentre un piccolo gruppo di noi gli stava intorno ad ascoltarlo:

«Arriverà un giorno in cui colui che nascerà professionalmente ingegnere potrà scegliere di morire medico.»

Sul momento mi sembrò una provocazione, e la archiviai come tale. Ma non se ne andò più dalla mia memoria. Per tutta la vita, di tanto in tanto, mi sono chiesto cosa intendesse davvero.

Oggi credo di averlo capito, almeno in parte. Forse De Masi non parlava soltanto di prendere una seconda laurea o di cambiare mestiere. Parlava di qualcosa di più profondo: la trasformazione del legame tra ciò che siamo e ciò che sappiamo fare. Saremmo diventati apprendisti perenni, chiamati non solo ad accumulare nuove conoscenze, ma a rimettere periodicamente in discussione ciò che sappiamo fare e chi siamo come professionisti. E a prepararci a cambiare anche quando non possiamo ancora sapere in quale direzione.

Il medico che resta medico

Proviamo a calare questa idea nella realtà di oggi. Pensiamo a una giovane dottoressa al suo primo giorno di lavoro. Con ogni probabilità resterà medico per tutta la vita. Ma la professionista che sarà tra vent’anni somiglierà poco a quella di oggi.

I segnali sono già qui. L’intelligenza artificiale affianca la lettura delle immagini diagnostiche. I pazienti arrivano in studio dopo aver già “interrogato” un motore di ricerca o un chatbot. Molte visite si spostano a distanza. Le decisioni nascono sempre più spesso in équipe, da una mole di dati che nessuno potrebbe gestire da solo.

Cosa dovrà imparare, allora? Usare i nuovi strumenti sarà la parte più facile. La vera sfida sarà leggere con spirito critico ciò che un algoritmo le suggerisce, capire quando non fidarsene, accogliere un paziente che “ha già cercato tutto” senza liquidarlo e senza rinunciare al proprio giudizio.

Ma la prova più grande, e più delicata, riguarderà lei stessa. Il medico come unico depositario del sapere lascerà il posto a una figura che guida, spiega, mette in relazione. La rassicurante certezza di chi “sa” dovrà imparare a convivere con il dubbio. E ci vorrà il coraggio di disimparare: lasciare andare gesti, sicurezze e abitudini su cui si è costruita, con tanta fatica e con giusto orgoglio, la propria identità.

Chi ha vissuto un cambiamento importante nel proprio lavoro conosce bene questa sensazione. La fatica vera non è imparare il nuovo: è lasciare andare il vecchio.

E non riguarda solo i medici. Vale per l’ingegnere, per il manager e, lo confesso, vale per me: il mio mestiere di formatore somiglia pochissimo a quello con cui ho cominciato. Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 circa il 39% delle competenze fondamentali dei lavoratori cambierà o diventerà obsoleto. Nessuna professione resterà com’era.

Fare, adattarsi, evolvere

Come ci prepariamo a tutto questo, come persone prima ancora che come professionisti?

All’inizio degli anni Novanta il learning by doing, imparare facendo, è stato una piccola rivoluzione nella formazione italiana, e in GEMA abbiamo avuto la fortuna di contribuire a diffonderlo. Resta la base di tutto: senza sporcarsi le mani con l’esperienza concreta, nessuna competenza mette davvero radici. Il rischio, nella fretta di tante aziende, è che il tempo per riflettere su ciò che si è fatto venga sacrificato a budget e scadenze, e che si resti intrappolati nel “fare”.

C’è poi la learning agility: la capacità di imparare dall’esperienza e di portare ciò che si è imparato in situazioni nuove. È un’idea preziosa, che ha aiutato molte organizzazioni a riconoscere e far crescere i propri talenti.

Il Learning by Evolving si appoggia a entrambe e le valorizza, ma non coincide con nessuna delle due. Aggiunge tre elementi.

La profondità. Non chiedersi soltanto “come posso fare meglio questa cosa?”, ma avere il coraggio di chiedersi “perché la faccio così? E chi sono io mentre la faccio?”.

Il ritmo. Non basta cambiare una volta: bisogna diventare capaci di reinventarsi più volte nell’arco di una carriera, a intervalli sempre più brevi.

L’inclusione. Per chi fa formazione, la sfida non è solo riconoscere chi è già più “agile”, ma costruire percorsi che aiutino tutti a evolvere, nessuno escluso.

Apprendisti perenni, per scelta

Non presento il Learning by Evolving come una teoria compiuta. È una proposta viva, nata sul campo, che desidero discutere e mettere alla prova con chiunque abbia voglia di farlo. Più degli applausi, cerco il confronto.

Torno allora a De Masi, e a una parola che per anni mi era sfuggita: “scegliere”. Essere apprendisti perenni non è una condanna all’aggiornamento infinito. È ciò che ci permette di restare liberi: liberi di scegliere, anche a metà carriera, il professionista e la persona che vogliamo continuare a diventare.

Forse è questa la competenza più preziosa che possiamo coltivare. Non un corso da completare, ma una postura da abitare.

Se ti interessa il tema ti suggerisco anche questo articolo sulla paura di essere sostituiti dalla AI: https://www.gema.it/blog/gema-news/osservatorio-daniele-bianchi-ai-paura-cambiamento-1996/

Perché il reskilling fallisce se non tocca l’identità: il salto di paradigma necessario è il “Learning by Evolving™”

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Lorena vacchiano
26 Luglio 2026
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Esperienza bellissima, merito del corso veramente strutturato bene, l'accoglienza eccellente e delle persone meravigliose che ho potuto conoscere. Grazie ancora!
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serena serena
26 Giugno 2026
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Scegliere GEMA e il corso GOL si è rivelata una scelta strategica, non scontata per me: ho 56 anni, quasi con 30 anni di esperienza, eppure devo dire che il percorso si è rivelato pari a un vero e proprio master. Docenti pratici e casi reali hanno reso immediatamente applicabili gli strumenti proposti; in particolare ho apprezzato fin dalle prime lezioni un evidente il valore aggiunto del percorso: docenti di altissimo livello, professionisti con una consolidata esperienza sul campo, capaci di andare oltre la semplice teoria per condividere strumenti concreti, casi reali, best practice e preziosi consigli maturati nella loro esperienza quotidiana. Un approccio pratico e orientato al mondo del lavoro che rende la formazione immediatamente applicabile e di grande impatto. Poi la Sostenibilità è un settore per un possibile orientamento futuro. Organizzazione e supporto dello staff sono stati professionali e puntuali. Il confronto con partecipanti di diversa età e provenienti da studi accademici e/o settori diversi ha arricchito il confronto e il networking. Consiglio il corso GOL a professionisti anche esperti che vogliono un aggiornamento ad alto impatto, strutturato come un master ma con forte orientamento pratico ad una professione del futuro e soprattutto a ragazze/i che vogliono un completamento della formazione accademica e che amano il tema della sostenibilità, perché attraverso il Corso possono trovare vari percorsi da quello Social, a quello prettamente Ambientale o a chi è più appassionato di azienda e Governance.
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Francesco
27 Maggio 2026
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Temevo che questa business school fosse caratterizzata dalla tipica pressione al risultato e dall'esaltazione a primeggiare. Invece, ho trovato un percorso formativo orientato alla maturazione (adattissimo ai più giovani!), fondato sull'attenzione al dettaglio, sulla pratica, sull'empatia e su quelle piacevoli imperfezioni che rendono l'ambiente autentico e umano.
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Tesivald Danaj
19 Maggio 2026
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Fantastici docenti ed organizzazione sia dei contenuti che del corso. Vivamente consigliato
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Marco T.
19 Maggio 2026
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Grazie per la professionalità!
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Veronica Pellegrini
19 Maggio 2026
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Ho frequentato il Master in Project Management con l’obiettivo di acquisire competenze tecniche, ma ne esco con un bagaglio che va ben oltre la teoria del diagramma di Gantt. Ecco i pilastri che hanno reso questo percorso straordinario: - Relazioni e Networking: Fin dal primo giorno si è creata un’atmosfera di scambio autentico. La totale assenza della classica barriera docente-studente ha favorito un clima di collaborazione che ha arricchito enormemente l’esperienza. - Contenuti Esperienziali: Il corso si è basato su casi studio e progetti reali; un approccio learning by doing che permette di capire immediatamente come applicare gli strumenti nel mondo del lavoro. - Supporto Pratico: La disponibilità dei docenti e dei tutor è stata un punto di riferimento costante. Ho trovato un supporto tempestivo e concreto per ogni difficoltà. - Evoluzione Personale: L'aspetto più prezioso è stata l'attenzione alle soft skills. Il percorso mi ha aiutato a evolvere in termini di leadership, comunicazione assertiva e problem solving. In sintesi: Un percorso formativo che non si limita a insegnare come gestire un progetto, ma ti trasforma profondamente come professionista.
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Pierluigi Di Giovenale
18 Maggio 2026
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Esperienza di accrescimento molto valida. Docenti preparati, coinvolgenti e appassionati. Staff cordiale, disponibile ed efficiente. Struttura accogliente e ben gestita.
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Alessia Bruni
16 Maggio 2026
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Esperienza super positiva che ricorderò con piacere. formazione di qualità, docenti competenti e staff GEMA sempre accogliente e disponibile. Ho apprezzato molto anche il clima di classe e i contatti umani creati durante il percorso. Consiglio vivamente questo master a chi vuole crescere nelle Risorse Umane.
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Gabriella Brancato
15 Maggio 2026
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Frequentare il Master in GEMA Business School è stata un'esperienza di crescita non solo professionale, ma anche personale. Fin dal primo giorno l'accoglienza dello staff è stata eccellente. Ho trovato un ambiente stimolante, umano e profondamente attento alle esigenze del singolo. I professori sono di altissimo livello e sanno trasmettere la passione per questo lavoro. Grazie a tutto il team GEMA per la professionalità, il calore e il costante supporto durante tutto il percorso. Molto utile anche il lavoro di orientamento e il bilancio delle competenze svolto dal Placement.
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Flavia Padoan
22 Aprile 2026
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Struttura eccelente, percorso formativo molto buono ed estremamente utile.
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