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Learning by Evolving

Perché il “fare” non basta più a garantire competenza nel tempo — e cosa proponiamo per completarlo

di Daniele Bianchi, Presidente GEMA Business School

GEMA si occupa di formazione dai primi anni Novanta, ed è stata tra le prime realtà in Italia a costruire il proprio metodo sul learning by doing, quando il resto della formazione manageriale italiana era ancora fermo alla lezione frontale. Quarant’anni dopo, poniamo a quello stesso metodo la domanda che lo aveva reso valido allora: basta ancora? La nostra risposta — e il modello che ne nasce — sono raccolti in questo documento.

Una domanda che ci siamo posti con la stessa onestà di quarant’anni fa

Per decenni, la formazione professionale ha funzionato secondo una logica implicita: si impara per un ruolo, si acquisisce una competenza, e quella competenza — una volta acquisita — resta valida per gran parte della vita lavorativa di una persona. Il learning by doing, che GEMA ha portato in Italia tra le prime, ha reso quel trasferimento più concreto, più duraturo, più vicino alla pratica reale. Ma la premessa di fondo — che il sapere trasferito resti stabile — oggi regge sempre meno.

Non è una diagnosi nuova. Già nel 1971 Donald Schön, teorico dell’apprendimento organizzativo, osservava che le istituzioni si organizzano intorno a una “credenza nello stato stabile” ormai insostenibile, e che persone e organizzazioni devono diventare esse stesse sistemi capaci di apprendere in modo continuo. Quello che è cambiato, negli anni più recenti, è la velocità. Il World Economic Forum, nel Future of Jobs Report 2025, stima che entro il 2030 il 39% delle competenze fondamentali della forza lavoro globale sarà trasformato o reso obsoleto. Gartner osserva che un terzo delle competenze richieste appena tre anni fa è già oggi in gran parte superato, e che i professionisti riescono ad applicare, in media, solo il 54% di ciò che imparano in formazione. Sono stime di settore, non misure di laboratorio — ma convergono tutte nella stessa direzione, ed è una direzione che la nostra esperienza diretta, in oltre quarant’anni di formazione manageriale, conferma.

Questa non è una crisi del fare. È la scoperta che il fare, da solo, non basta più a garantire durata. Serve qualcosa che non riguardi più solo cosa si impara, ma come ci si rapporta strutturalmente al fatto che ciò che si impara oggi smetterà, presto, di bastare.

Cosa proponiamo: il Learning by Evolving

Chiamiamo questa risposta Learning by Evolving: un livello ulteriore che si aggiunge al learning by doing senza sostituirlo. Mentre il learning by doing risponde alla domanda “come acquisisco questa competenza nel modo più efficace”, il Learning by Evolving risponde alla domanda successiva: “come resto capace di acquisirne di nuove, continuamente, senza che il processo ricominci ogni volta da zero?”

La nostra definizione operativa è:

Il Learning by Evolving è l’orientamento — individuale e organizzativo — che rende l’apprendimento continuo non un progetto con un inizio e una fine, ma un tratto stabile della persona e dell’organizzazione: la capacità di imparare a imparare più in fretta di quanto le proprie competenze invecchino.

Tre conseguenze concrete derivano da questa definizione, e guidano tutto il metodo che presentiamo in questo documento:

  • Si valuta la traiettoria, non solo il traguardo. Non solo cosa una persona sa fare in più alla fine di un percorso, ma quanto è diventata più capace di continuare a imparare dopo che il percorso è finito.
  • La progettazione didattica cambia obiettivo. Non basta più disegnare un percorso che trasferisca bene una competenza; bisogna disegnare un percorso che lasci la persona più capace di affrontare la prossima competenza che ancora non esiste.
  • Il rapporto con l’errore cambia natura. L’errore non è solo uno scarto da correggere rispetto a una procedura data: è spesso il segnale che il modello con cui si è affrontato un problema — non solo l’esecuzione — va rivisto.

Una tradizione di studi solida, non un’invenzione isolata

Il Learning by Evolving non nasce dal nulla. Lo costruiamo integrando esplicitamente alcuni tra i filoni più solidi della letteratura organizzativa e dello sviluppo adulto degli ultimi ottant’anni, e ne indichiamo la genealogia con la stessa chiarezza con cui presentiamo il metodo:

  • Il deutero-learning di Gregory Bateson (1942), poi formalizzato da Chris Argyris e Donald Schön — il livello dell’apprendimento in cui non ci si limita a correggere un’azione, ma si impara a imparare in modo più efficace.
  • Il double-loop learning di Argyris e Schön (anni Settanta) — la capacità di rivedere non solo l’azione, ma il modello con cui la si è affrontata.
  • La learning agility di Lombardo ed Eichinger (2000) — la meta-competenza che rende possibile imparare da situazioni mai incontrate prima, e applicare quell’apprendimento a condizioni nuove.
  • Le dynamic capabilities di David Teece — la capacità di un’organizzazione di percepire il cambiamento, coglierlo e riconfigurare le proprie risorse di conseguenza.
  • La teoria costruttivo-evolutiva di Robert Kegan (The Evolving Self, 1982; In Over Our Heads, 1994) — lo studio di come il sé adulto attraversi, nel corso della vita, livelli di complessità crescente per rispondere a domande ambientali sempre più esigenti.

Il contributo che il Learning by Evolving rivendica non è un meccanismo psicologico inedito, ma la loro integrazione in un unico impianto pedagogico — individuale, cognitivo, identitario, organizzativo — tradotto in principi di progettazione didattica e in uno strumento di misura pensati specificamente per la formazione executive e corporate.

Un’ultima considerazione, che riteniamo centrale nell’attuale scenario di automazione e intelligenza artificiale generativa: la capacità di pensiero critico, giudizio esperto e sensibilità etica non si sviluppa a prescindere dal fare, ma attraverso l’esercizio ripetuto, lo sforzo, l’errore corretto. Mano a mano che l’intelligenza artificiale assorbe una parte crescente dell’esecuzione procedurale, il rischio non è solo la perdita di compiti: è la perdita delle occasioni attraverso cui, storicamente, quel giudizio si è sempre formato. Per questo il Learning by Evolving non si limita a coltivare ciò che l’automazione lascerebbe libero: progetta deliberatamente le occasioni di attrito e di sforzo che l’esecuzione automatica rischia di far sparire per via naturale.

Cinque principi per progettare percorsi che evolvono

1. Si progetta per la transizione successiva, non solo per il traguardo attuale. Ogni percorso include uno spazio esplicito dedicato a ciò che la competenza acquisita diventerà, o rischia di essere sostituita, nell’arco di due o tre anni.

2. L’errore è un dato sul modello, non solo sull’esecuzione. Ogni momento di verifica viene letto su due livelli: cosa non ha funzionato nell’azione, e cosa quell’errore rivela sulle premesse con cui la persona ha affrontato il problema.

3. Il ciclo comfort-sforzo-competenza si accorcia deliberatamente nel corso del percorso. La difficoltà non si concentra in un’unica prova finale, ma si distribuisce in cicli via via più ravvicinati.

4. Il ruolo del docente si sposta dal depositare all’accendere. Il docente-mentore accende nella persona la disponibilità a rimettersi in discussione, più che trasmettere un sapere stabile.

5. Si misura la traiettoria, non lo scatto. Non una fotografia finale, ma una direzione di movimento: quanto la persona è diventata più capace di affrontare, da sola, la prossima competenza che ancora non esiste.

L’Evolving Map: misurare la traiettoria, non lo scatto

Per tradurre questi principi in pratica, abbiamo sviluppato l’Evolving Map, uno strumento di rilevazione su due assi:

  • Asse Competenze — le competenze tecniche e trasversali specifiche del percorso, mappate su indicatori concreti.
  • Asse Mindset Evolutivo — quattro dimensioni: agilità mentale (la capacità di affrontare problemi mai visti prima), capacità di messa in discussione (rivedere non solo l’azione ma il modello), postura adattiva (percepire il cambiamento e riconfigurare il proprio modo di lavorare), autoconsapevolezza evolutiva (riconoscere le proprie aree di obsolescenza imminente).

La rilevazione avviene in tre momenti — T0 in ingresso, T1 in uscita, T2 a distanza di 6-12 mesi — per rendere visibile non un punteggio assoluto, ma quanto la persona si è mossa: la metrica che ci sembra davvero coerente con l’idea di evoluzione.

Un impegno di ricerca aperto

Presentiamo il Learning by Evolving come una prima versione, non come uno strumento definitivo — ed è coerente con quanto sosteniamo in queste pagine che sia proprio la ricerca, non la sola comunicazione, a stabilirne il valore. Stiamo avviando un percorso di validazione scientifica indipendente: una misurazione a più tempi (T0, T1, T2) su una prima coorte pilota, un confronto con strumenti di learning agility già pubblicati per verificare cosa l’Evolving Map aggiunga realmente, e — dove le condizioni lo permettono — un gruppo di controllo per rafforzare la validità dei risultati. Il percorso sarà condotto in collaborazione con un partner accademico, che comunicheremo non appena individuato, e i risultati — con i loro limiti dichiarati fin dall’inizio — saranno resi pubblici come parte di questo stesso impegno.

È un impianto che, per coerenza con ciò che propone, mettiamo a disposizione della comunità dei formatori e dei pedagogisti perché venga discusso, messo alla prova e perfezionato insieme.

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Lorena vacchiano
26 Luglio 2026
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Esperienza bellissima, merito del corso veramente strutturato bene, l'accoglienza eccellente e delle persone meravigliose che ho potuto conoscere. Grazie ancora!
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serena serena
26 Giugno 2026
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Scegliere GEMA e il corso GOL si è rivelata una scelta strategica, non scontata per me: ho 56 anni, quasi con 30 anni di esperienza, eppure devo dire che il percorso si è rivelato pari a un vero e proprio master. Docenti pratici e casi reali hanno reso immediatamente applicabili gli strumenti proposti; in particolare ho apprezzato fin dalle prime lezioni un evidente il valore aggiunto del percorso: docenti di altissimo livello, professionisti con una consolidata esperienza sul campo, capaci di andare oltre la semplice teoria per condividere strumenti concreti, casi reali, best practice e preziosi consigli maturati nella loro esperienza quotidiana. Un approccio pratico e orientato al mondo del lavoro che rende la formazione immediatamente applicabile e di grande impatto. Poi la Sostenibilità è un settore per un possibile orientamento futuro. Organizzazione e supporto dello staff sono stati professionali e puntuali. Il confronto con partecipanti di diversa età e provenienti da studi accademici e/o settori diversi ha arricchito il confronto e il networking. Consiglio il corso GOL a professionisti anche esperti che vogliono un aggiornamento ad alto impatto, strutturato come un master ma con forte orientamento pratico ad una professione del futuro e soprattutto a ragazze/i che vogliono un completamento della formazione accademica e che amano il tema della sostenibilità, perché attraverso il Corso possono trovare vari percorsi da quello Social, a quello prettamente Ambientale o a chi è più appassionato di azienda e Governance.
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Francesco
27 Maggio 2026
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Temevo che questa business school fosse caratterizzata dalla tipica pressione al risultato e dall'esaltazione a primeggiare. Invece, ho trovato un percorso formativo orientato alla maturazione (adattissimo ai più giovani!), fondato sull'attenzione al dettaglio, sulla pratica, sull'empatia e su quelle piacevoli imperfezioni che rendono l'ambiente autentico e umano.
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Tesivald Danaj
19 Maggio 2026
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Fantastici docenti ed organizzazione sia dei contenuti che del corso. Vivamente consigliato
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Marco T.
19 Maggio 2026
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Grazie per la professionalità!
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Veronica Pellegrini
19 Maggio 2026
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Ho frequentato il Master in Project Management con l’obiettivo di acquisire competenze tecniche, ma ne esco con un bagaglio che va ben oltre la teoria del diagramma di Gantt. Ecco i pilastri che hanno reso questo percorso straordinario: - Relazioni e Networking: Fin dal primo giorno si è creata un’atmosfera di scambio autentico. La totale assenza della classica barriera docente-studente ha favorito un clima di collaborazione che ha arricchito enormemente l’esperienza. - Contenuti Esperienziali: Il corso si è basato su casi studio e progetti reali; un approccio learning by doing che permette di capire immediatamente come applicare gli strumenti nel mondo del lavoro. - Supporto Pratico: La disponibilità dei docenti e dei tutor è stata un punto di riferimento costante. Ho trovato un supporto tempestivo e concreto per ogni difficoltà. - Evoluzione Personale: L'aspetto più prezioso è stata l'attenzione alle soft skills. Il percorso mi ha aiutato a evolvere in termini di leadership, comunicazione assertiva e problem solving. In sintesi: Un percorso formativo che non si limita a insegnare come gestire un progetto, ma ti trasforma profondamente come professionista.
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Pierluigi Di Giovenale
18 Maggio 2026
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Esperienza di accrescimento molto valida. Docenti preparati, coinvolgenti e appassionati. Staff cordiale, disponibile ed efficiente. Struttura accogliente e ben gestita.
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Alessia Bruni
16 Maggio 2026
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Esperienza super positiva che ricorderò con piacere. formazione di qualità, docenti competenti e staff GEMA sempre accogliente e disponibile. Ho apprezzato molto anche il clima di classe e i contatti umani creati durante il percorso. Consiglio vivamente questo master a chi vuole crescere nelle Risorse Umane.
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Gabriella Brancato
15 Maggio 2026
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Frequentare il Master in GEMA Business School è stata un'esperienza di crescita non solo professionale, ma anche personale. Fin dal primo giorno l'accoglienza dello staff è stata eccellente. Ho trovato un ambiente stimolante, umano e profondamente attento alle esigenze del singolo. I professori sono di altissimo livello e sanno trasmettere la passione per questo lavoro. Grazie a tutto il team GEMA per la professionalità, il calore e il costante supporto durante tutto il percorso. Molto utile anche il lavoro di orientamento e il bilancio delle competenze svolto dal Placement.
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Flavia Padoan
22 Aprile 2026
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Struttura eccelente, percorso formativo molto buono ed estremamente utile.
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