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Il 2011 vedrà il tramonto della contrattazione collettiva nazionale?

La realtà industriale internazionale ha assistito, negli ultimi anni, alla una generalizzata perdita d’incisività del modello di contrattazione collettiva nazionale. I rapporti lavoratori-datore di lavoro sono rientrati in una dinamica più strettamente aziendale. Effetto dovuto a un accanimento della concorrenza internazionale.

Le grandi società e le medie aziende, infatti devono confrontarsi con realtà nelle quali il costo del lavoro è molto più basso.

Il modello degli accordi aziendali sembra essere più in grado di adattarsi alle mutate esigenze e di sopportare le ristrutturazioni necessarie a tenere il passo con i cambiamenti in corso.

Non c’è dubbio, però, che il venire meno della contrattazione sindacale deve essere bilanciato da nuovi strumenti atti a salvaguardare la qualità del rapporto di lavoro.

Se, da un lato, l’alleviarsi delle pressioni politiche e dei vincoli imposti dalla contrattazione collettiva nazionale sulle scelte di management aziendale può portare le imprese a un aumento di competitività, dall’altro lato, i sistemi sociali devono prevedere adeguati sistemi di prevenzione e di sostegno per evitare speculazioni sul lavoro, inaccettabili in una società democratica avanzata, o creare modelli sostitutivi di una contrattazione collettiva nazionale anacronistica.

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