Se è vero che ogni opera d’arte è figlia del proprio tempo e che da questo prende spunto per porsi in una dimensione atemporale, nell’era della comunicazione anche il Guerrilla Marketing trova il suo corrispettivo nelle originalissime opere di un artista: Banksy.
Originario di Bristol e votato all’uso dello stencil ai fini della street art, Banksy inaugura una nuova forma d’arte che in poco tempo viene ribattezzata, per l’appunto, Guerrilla Art: così, come il guerrilla marketing fa uso dei luoghi più impensati per cogliere di sorpresa l’osservatore e catturarne l’attenzione al fine di promuovere un marchio o un’idea, la Guerrilla Art ricorre al medesimo espediente per convogliare l’interesse dei passanti sui temi “scottanti” che l’artista vuole rappresentare.
È così che a Bristol o a Londra può capitare di imbattersi, laddove fino a quel momento non c’era che una parete in mattoni, una bambina intenta a perquisire un soldato, nelle apocalittiche scene in cui uomini in bianco e nero danzano intorno ad un’imponente nube fumogena, o ancora nella disperazione della bimba che, in piedi davanti alle macerie, viene fotografata da giornalisti che bloccano gli infermieri “giusto in tempo” per ritrarla sola.
Dai frettolosi topi disegnati lungo le vie (a simboleggiare la forza di quegli uomini che, perseguitati, sono in grado di mettere a repentaglio la sicurezza delle società) ai tragici murales dipinti nell’agosto 2005 sulla barriera di separazione israeliana in territorio cisgiordano, Banksy si fa portavoce degli umiliati e degli offesi e fa sì che le proprie opere ne diventino la voce.
Per molti versi, in primis per la scelta dei temi, le opere di Banksy apparirebbero in definitiva assimilabili alle rappresentazioni figurative che il marketing di aziende no profit mette in scena attraverso la sua guerrilla, si pensi alle immagini dei bambini rappresentati nell’atto di spingere le porte dei grandi alberghi e miranti a simboleggiare lo sfruttamento del lavoro minorile.
Tuttavia, se nella maggior parte di questi casi si tende a dare qualche rilevanza all’immagine aziendale, della lotta contro il capitalismo e la povertà Banksy si fa il “non-volto”: è e resta solo un nome non riconducibile in alcun modo al suo proprietario che, intenzionato a fuggire lo star system, ha da sempre preferito non rivelarsi e rimanere nell’anonimato.
Ad oggi, tutto ciò che sappiamo sull’uomo della guerrilla art è che il suo impegno sociale ha ottenuto in breve tempo risonanza mondiale e che il marketing alternativo da lui utilizzato ha trovato nell’ironia uno dei maggiori punti di forza: un esempio su tutti, l’iniziativa abilissima di Banksy di collocare le proprie opere nei musei più prestigiosi al mondo, scegliendo dipinti settecenteschi e “correggendoli” con particolari contemporanei (maschere antigas, bombolette, graffiti eccetera).
Qualcuno potrebbe chiedersi se arriverà il giorno in cui Banksy verrà allo scoperto, facendo di questo suo silenzio una tecnica da teaser finalizzata ad intensificare la curiosità intorno al proprio nome: si tratterebbe di uno stratagemma già utilizzato per la promozione delle più singolari opere d’arte (si faccia riferimento, ad esempio, al marketing pre-lancio del teschio di diamanti firmato Damien Hirst) ed applicabile, in questo caso, all’artista stesso. Considerando l’impegno di Banksy nei confronti degli oppressi, tuttavia, viene da pensare a delle scelte di marketing votate alla promozione dei contenuti, più che dell’immagine. Ovviamente, la notorietà ormai consolidata è un premio che anche un artista avvolto nell’anonimato può concedersi.
Articolo Scritto da Giorgia Tribuiani (Master in Marketing Management 15° Edizione)
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Lorena vacchiano26 Luglio 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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serena serena26 Giugno 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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Francesco27 Maggio 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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Tesivald Danaj19 Maggio 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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Marco T.19 Maggio 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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Veronica Pellegrini19 Maggio 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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Pierluigi Di Giovenale18 Maggio 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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Alessia Bruni16 Maggio 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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Flavia Padoan22 Aprile 2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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