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Comunicare per gioco con l'advergame

Entertainment o comunicazione? L’advergame è tutti e due tanto che, in alcuni casi, si è parlato di branded entertainment. Dal 1998 (anno della sua presunta nascita) ad oggi, questa tipologia di marketing relativamente nuova è entrata nei manuali e nelle grazie di grandi aziende quali la Ferrero, Nokia, Tim, Granarolo, Burger King, Nike, M&M’s, Mc Donalds, Jack Daniel’s…

L’obiettivo di chi progetta una campagna di marketing che sfrutta l’advergame è quello di ottenere un effetto viral, accrescendo la brand awareness. Esso si basa su giochi elettronici (ma non solo) generalmente basilari e poco impegnativi finalizzati a veicolare il messaggio al divertimento o all’appeal grafico.

Come è facile immaginare, l’evoluzione di questa comunicazione commerciale ha seguito la diffusione di internet, degli strumenti informatici e delle tecnologie d’animazione a basso costo.

La comunicazione di marketing dell’advergame viene spesso confusa o associata a un’altra tecnica di marketing: quella dell’in-game advertising. In questo caso, però, si tratta di una vera e propria comunicazione commerciale all’interno di videogame del circuito commerciale sponsorizzati dal brand o brandizzati, ma non commissionati dall’azienda sponsor. Nonostante, in questo caso, il gioco sia confezionato con maggiore cura e garantisca un livello superiore di coinvolgimento, con l’in-game advertising si viene a perdere uno degli elementi fondamentali dell’advergame: la gratuità.

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