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Introduzione al Counseling. Intervista al Dr. Pietro Trentin

26 Settembre 2011
Introduzione al Counseling. Intervista al Dr. Pietro Trentin

Counseling: intervista a Pietro TrentinIn cosa consiste la professione di Counseling? Come si fa a diventare Couselor? Lo chiariamo con un’intervista al Dr. Pietro Trentin, Counselor professionista abilitato dall’Institute for Life Coping Skills (U.S.A.) e dalla S.I.A.B. (Società Italiana di Analisi Bioenergetica), membro del Direttivo del CNCP (Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti) e accreditato dall’ISFOL come Consigliere d’Orientamento e come Formatore ed Esperto nella progettazione formativa e curricolare.

1. Negli Stati Uniti la professione del Counselor è stata riconosciuta dalla legge già negli anni ’50. L’ordinamento Italiano, invece, non specifica i requisiti minimi per esercitarla e non esiste alcuna normativa di riferimento. Secondo lei, quale è il corretto percorso professionale per esercitare?

Nei paesi anglosassoni, il Counseling è una disciplina che si è consolidata già nella prima metà del 1900, ponendo le proprie basi scientifiche dapprima come filiazione diretta di un nuovo approccio di sostegno psicologico, successivamente come autonomo percorso d’intervento bio-psico-sociale.

Frank Parsons, nel 1906 offrì una prima fondamentale descrizione dei tre passi[1] necessari per fornire consulenza non psicologica alle persone in cerca di sostegno rispetto al problema dell’occupazione. Nel 1913 a Boston venne fondato il primo Centro di Counseling.  Ma è soprattutto dopo la prima guerra mondiale che si diffonde il Counseling come strumento di supporto alle persone che sperimentano difficoltà di vario tipo nella loro esistenza. Il Counseling si sviluppa pertanto già in quegli anni come metodo per far fronte a problematiche esistenziali (Life Coping Skills).

Sono Rollo May e Carl R. Rogers, esponenti di punta della Psicologia Umanistica, a connotare in maniera precisa il Counseling quale strumento differenziato dalla psicoterapia, sia dal punto di vista epistemologico, sia da quello operativo[2].

In Europa attualmente tutti i Paesi[3] riconoscono la professione del Counselor al di fuori del contesto psicoterapico, ma solo l’Austria (Cfr. Regolamento in materia di professioni e mestieri 119/1994 – Catalogo delle attività relative alla professione di consulente di vita e sociale e la Legge Federale n. 111 del 2002, che ufficializza il precedente Regolamento del 1994)  ne regolamenta ufficialmente la formazione, l’abilitazione e la deontologia professionale. In tutti gli altri Paesi, Italia inclusa, la professione del Counselor è riconosciuta, ma non regolamentata. La regolamentazione è affidata alle Scuole di Counseling e, soprattutto, alle Associazioni di categoria cui queste sono affiliate. Le tre principali sono: Si.Co. (Società italiana Counseling), il CNCP (Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti), il Re.I.Co. (Registro Italiano Counselor). Recentemente si sono aggiunte l’A.I.Co. (Ass. Italiana Counseling) e l’AssoCounseling. Tutte queste associazioni hanno presentato richiesta di regolamentazione allo Stato Italiano e il processo è in corso (istanza al CNEL, parere del Ministero Grazia e Giustizia, parere del Ministero della Salute, ritorno dell’istruttoria al CNEL).

Pertanto, fatta salva questa situazione di ‘empasse’ istituzionale, l’esercizio della professione di Counselor rimane terreno di confronto, e a volte di scontro, rispetto al libero esercizio della sua missione professionale. Nel settore Pubblico, per esempio nelle ASL, pur essendo richiesta la figura di counselor (Vedi richieste di sostegno ai malati terminali, o alle persone disabili e loro famigliari), fintantoché la professione non viene regolamentata ufficialmente, le Aziende ospedaliere non possono assumere counselor, ma solo psicologi.

Privatamente, un Counselor può esercitare la sua professione, così come può farlo un Project Manager, un massaggiatore Shiatzu o un Interprete/traduttore, figure professionali analogamente non regolamentate dalla legge italiana, ma riconosciute dalla società e dalle imprese.

2. Molto spesso il counseling viene confuso con la psicologia. Quali sono le differenze tra questi due ambiti? E quali invece i punti in comune?

Il Counseling nasce dalla psicologia, come abbiamo visto, e pertanto conserva alcuni tratti di comune appartenenza quali: la relazione di sostegno ad una persona, la finalità di ‘empowerment’ del processo di aiuto, il codice deontologico. Si differenzia però in altri aspetti fondamentali; vediamo i principali:

  • Il counseling è una relazione d’aiuto che lavora sulla parte conscia del Cliente (che non è quindi mai un paziente!), non su quella inconscia.
  • Il counseling si svolge in un arco di tempo limitato, preferibilmente definito all’inizio nel contratto tra Counselor e Cliente; una sessione di counseling generalmente dura 3/6 incontri. La consulenza psicologica o la psicoterapia hanno durata molto più estesa e non è possibile definirla all’inizio del trattamento.
  • Counselor e Cliente stanno in un rapporto paritario, dove il Counselor deve accettare e seguire il cliente nella sua ricerca delle soluzioni, che certamente il Counselor può facilitare, ma mai indicare. E’ una relazione non direttiva.
  • Il counseling opera su un problema specifico, che il cliente deve essere in grado di esporre al counselor. Se la problematicità si manifesta non su un piano di criticità esistenziale, ma di disagio psichico, allora è campo per la psicoterapia.

3. Quali sono le competenze e le caratteristiche che dovrebbe avere un buon counselor?

Innanzitutto una storia personale ricca e consapevole. Il piano della consapevolezza esistenziale è fondamentale per un buon counselor. Dopodiché sono rilevanti le seguenti qualità:

  • Conoscere i principi generali della psicologia ed elementi di filosofia sociale, antropologia, sociologia;
  • Possedere Empatia e capacità d’ascolto;
  • Congruenza (essere a contato con le proprie emozioni e i propri schemi mentali e non trasferirli inconsapevolmente nella relazione d’aiuto);
  • Accettazione incondizionata (saper integrare nella relazione qualsiasi aspetto, modalità, opinione, comportamento il cliente manifesti o segnali; purché non distruttivo ovviamente);
  • Competenza di problem solving (facilitazione all’esame dei problemi e alla ricerca di soluzioni);
  • Competenza di empowerment (saper far emergere le risorse personali del cliente e aiutarlo nel comprenderle e utilizzarle).

4. In quali casi sarebbe opportuno (se non proprio necessario) avvalersi dell’intervento di un counselor? Con che vantaggi per le aziende?

Il Counselor è utile quando un lavoratore non riesce da solo a trovare la soluzione per un problema che gli provoca sofferenza, difficoltà, ansia. Naturalmente, lo ripeto, solo se si tratta di una criticità identificabile in comportamenti, situazioni, emozioni, non configurabile in tratti di personalità o disagi esistenziali profondi. Per esempio:

  • Un lavoratore che sperimenta da qualche tempo una difficoltà di relazione con i colleghi, o con il capo, e che sente che potrebbe migliorare questo stato di cose.
  • Un lavoratore troppo stressato, che non è in grado di darsi delle priorità sul lavoro, che sta sempre in affanno perché sente di avere troppe attività da svolgere. Una lavoratrice che si sente oggetto di molestie sessuali, magari non pesanti, ma che comunque le tolgono serenità nel lavoro.
  • Un manager che vorrebbe fare carriera, ma non riesce ad impostare un percorso di sviluppo e/o a comunicarlo efficacemente ai suoi capi.

In alcuni casi, se il tema della criticità è condiviso da un gruppo di lavoratori, si può attivare un counseling di gruppo, con un Gruppo a Tema su quell’argomento. Il gruppo in questo caso non deve superare le 12 persone.

Risulta evidente che il vantaggio per le aziende risiede nel fatto di avere dei collaboratori più sereni, più concentrati, più efficaci quindi nello svolgimento del loro lavoro. Oltre al maggior benessere dei lavoratori coinvolti nel percorso di counseling, tutto il clima aziendale riceve un contributo positivo.


[1] Parsons, F., The Three Steps of Vocational Choice: Know yourself, know the world of work, make the good career decision.  (trad.: I tre Passi della Scelta Occupazionale: conosci te stesso, conosci il mondo del lavoro, prendi le giuste decisioni di carriera).
[2] Rollo May, L’Arte del Counseling, 1939; Carl Rogers, Psicoterapia di consultazione, 1942. 
[3] La British Association for Counselling è del 1976. Dal 2000 si è trasformata in BACP – British Association for Counselling and Psychotherapy).

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Lorena vacchiano
26 Luglio 2026
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Esperienza bellissima, merito del corso veramente strutturato bene, l'accoglienza eccellente e delle persone meravigliose che ho potuto conoscere. Grazie ancora!
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serena serena
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Francesco
27 Maggio 2026
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Temevo che questa business school fosse caratterizzata dalla tipica pressione al risultato e dall'esaltazione a primeggiare. Invece, ho trovato un percorso formativo orientato alla maturazione (adattissimo ai più giovani!), fondato sull'attenzione al dettaglio, sulla pratica, sull'empatia e su quelle piacevoli imperfezioni che rendono l'ambiente autentico e umano.
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Tesivald Danaj
19 Maggio 2026
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Fantastici docenti ed organizzazione sia dei contenuti che del corso. Vivamente consigliato
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Marco T.
19 Maggio 2026
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Grazie per la professionalità!
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Veronica Pellegrini
19 Maggio 2026
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Ho frequentato il Master in Project Management con l’obiettivo di acquisire competenze tecniche, ma ne esco con un bagaglio che va ben oltre la teoria del diagramma di Gantt. Ecco i pilastri che hanno reso questo percorso straordinario: - Relazioni e Networking: Fin dal primo giorno si è creata un’atmosfera di scambio autentico. La totale assenza della classica barriera docente-studente ha favorito un clima di collaborazione che ha arricchito enormemente l’esperienza. - Contenuti Esperienziali: Il corso si è basato su casi studio e progetti reali; un approccio learning by doing che permette di capire immediatamente come applicare gli strumenti nel mondo del lavoro. - Supporto Pratico: La disponibilità dei docenti e dei tutor è stata un punto di riferimento costante. Ho trovato un supporto tempestivo e concreto per ogni difficoltà. - Evoluzione Personale: L'aspetto più prezioso è stata l'attenzione alle soft skills. Il percorso mi ha aiutato a evolvere in termini di leadership, comunicazione assertiva e problem solving. In sintesi: Un percorso formativo che non si limita a insegnare come gestire un progetto, ma ti trasforma profondamente come professionista.
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Pierluigi Di Giovenale
18 Maggio 2026
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Esperienza di accrescimento molto valida. Docenti preparati, coinvolgenti e appassionati. Staff cordiale, disponibile ed efficiente. Struttura accogliente e ben gestita.
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Alessia Bruni
16 Maggio 2026
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Esperienza super positiva che ricorderò con piacere. formazione di qualità, docenti competenti e staff GEMA sempre accogliente e disponibile. Ho apprezzato molto anche il clima di classe e i contatti umani creati durante il percorso. Consiglio vivamente questo master a chi vuole crescere nelle Risorse Umane.
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Gabriella Brancato
15 Maggio 2026
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Frequentare il Master in GEMA Business School è stata un'esperienza di crescita non solo professionale, ma anche personale. Fin dal primo giorno l'accoglienza dello staff è stata eccellente. Ho trovato un ambiente stimolante, umano e profondamente attento alle esigenze del singolo. I professori sono di altissimo livello e sanno trasmettere la passione per questo lavoro. Grazie a tutto il team GEMA per la professionalità, il calore e il costante supporto durante tutto il percorso. Molto utile anche il lavoro di orientamento e il bilancio delle competenze svolto dal Placement.
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Flavia Padoan
22 Aprile 2026
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Struttura eccelente, percorso formativo molto buono ed estremamente utile.
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