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Psicoeconomia: il denaro incide sulle nostre scelte?

PsicoeconomiaA cura Ivan Battista.

Uno dei punti fermi dei risparmiatori/investitori è che le leggi dell’economia seguono una ferrea logica matematica. Da esse, è possibile ricavare la soluzione migliore per l’utile dato dall’impiego delle risorse. I principi dell’economia posseggono una razionalità non eludibile; perciò è possibile prevedere i flussi finanziari e svolgere ricerche di mercato molto attendibili. In realtà, sono proprio queste ricerche che ci restituiscono un quadro non del tutto logico della domanda dei beni/servizi e del trend dei consumi che evidenziano vie più elementi psicologici e culturali. Le motivazioni, i desideri, le emozioni, le aspettative, le visioni del mondo svolgono un ruolo determinante anche nei rigori dell’economia. Max Weber con “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” spiega come la Weltanschauung del protestantesimo ascetico è stata una delle cause del capitalismo.

Le psicologie di investitori e risparmiatori nonché gli stili di vita dei consumatori evidenziati da indagini psico-sociologiche ci orientano meglio della classica rilevazione dei nessi tra domanda ed offerta. Le decisioni dei broker finanziari e/o dei produttori di beni/servizi seguono la dinamica economica quanto quella psico-sociologica.

Nell’era della globalizzazione il nuovo tempo psico-socio-economico ingiunge agli specialisti in economia di riconsiderare la materia. Nei modelli economici si sono introdotte nuove variabili e nuove funzioni che tengono conto dell’inatteso, delle ansie, delle esaltazioni immotivate, con lo scopo di controllare l’incertezza crescente: unica vera costante dei nostri giorni. Ad Harvard, alla Stanford, alla Berkeley e al M.I.T. studiano psicoeconomia.

Gli economisti tipici considerano i risparmiatori/investitori individualisti e raziocinanti. Gli psicoeconomisti, invece, dubitano che, in fatto di soldi, le persone restino giudiziose. Daniel Kahneman, secondo psicologo nella storia dell’economia a ricevere il Nobel dopo Herbert Simon, ha stabilito, con le sue ricerche, che il cervello non è necessariamente razionale in tema di soldi. A suo parere, il modo in cui ripartiamo psicologicamente il denaro che ci appartiene incide assai sulle scelte che attuiamo. Il processo con cui valutiamo i soldi è affine più alle emozioni e ai nostri valori che alle formule di matematica finanziaria.




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